Devo trasferire la residenza per le agevolazioni prima casa?

Donazione di un appartamento da genitore a figli: se non ho la residenza dov’è l’immobile, mi conviene trasferirla per usufruire delle agevolazioni prima casa? Non volendo attivare utenze, avrò problemi?

Le agevolazioni fiscali previste con riferimento all’acquisto a titolo gratuito (per atto di donazione) di un immobile costituente “prima casa” (essenzialmente consistenti nella riduzione delle imposte ipotecarie e catastali) esigono per poter essere concesse, tra gli altri requisiti (ad esempio relativi alla tipologia di immobile acquistato), che l’immobile debba essere ubicato (limitandosi alle circostanze che possono interessare il caso specifico del lettore):

  • nel territorio del Comune in cui l’acquirente ha o stabilisca, entro 18 mesi dall’acquisto, la propria residenza. La dichiarazione di voler stabilire la residenza nel Comune ove è situato l’immobile acquistato deve essere resa, a pena di decadenza, dall’acquirente nell’atto di acquisto. Ai fini della corretta valutazione del requisito della residenza, il cambio di residenza si considera avvenuto nella data in cui l’interessato rende al Comune la dichiarazione di trasferimento;
  • se diverso, nel territorio del Comune in cui l’acquirente svolge la propria attività, intendendo per tale anche quella svolta senza remunerazione, come per esempio le attività di studio, di volontariato e sportive.

Come si può notare, non è necessario che si abbia o si trasferisca la propria residenza proprio nell’immobile che si acquisterà per donazione, ma ciò che è necessario per fruire delle agevolazioni fiscali è che si abbia o si stabilisca (entro diciotto mesi dall’acquisto) la residenza nel territorio del Comune in cui l’immobile da acquistarsi è ubicato e che, se non si abbia già la residenza in tale Comune, venga resa nell’atto a pena di decadenza la dichiarazione di volervi stabilire la residenza entro diciotto mesi dall’acquisto.

Per poter fruire delle agevolazioni occorrerà anche dichiarare nell’atto:

  • di non essere titolare, esclusivo o in comunione col coniuge, di diritti di proprietà, usufrutto, uso e abitazione, su altra casa nel territorio del Comune dove si trova l’immobile oggetto dell’acquisto agevolato;
  • di non essere titolare, neppure per quote o in comunione legale, su tutto il territorio nazionale, di diritti di proprietà, uso, usufrutto, abitazione o nuda proprietà, su altro immobile acquistato, anche dal coniuge, usufruendo delle agevolazioni per l’acquisto della prima casa.

Ciò detto, si decade dalla agevolazioni concesse e fruite (con la necessità quindi di dover corrispondere al fisco le imposte “risparmiate”, gli interessi ed una sanzione del 30% dell’imposta stessa) se:

  • le dichiarazioni previste dalla legge nell’atto di acquisto risultano false;
  • l’abitazione è venduta o donata prima che siano trascorsi cinque anni dalla data di acquisto, a meno che, entro un anno, non si riacquisti altro immobile, anche a titolo gratuito, da adibire in tempi “ragionevoli” a propria abitazione principale;
  • non venga trasferita la residenza nel Comune ove è situato l’immobile entro diciotto mesi dall’acquisto.

Non è espressamente prevista, fra le cause che fanno perdere i benefici fiscali, il cambio della residenza successivamente all’acquisto oppure successivamente al termine massimo (diciotto mesi dall’acquisto) entro cui essa deve essere trasferita nel Comune in cui è ubicato l’immobile acquistato. In ogni caso, per evitare ogni tipo di contestazione da parte dell’Agenzia delle Entrate, si consiglia, se proprio risulti indispensabile modificare la residenza dopo l’acquisto o dopo averla trasferita (entro i diciotto mesi dall’acquisto) nell’immobile acquistato, di richiedere il cambio di residenza dopo almeno tre anni dall’acquisto o dallo spirare del termine massimo concesso per trasferirla (diciotto mesi dall’acquisto) e ciò perché è proprio di tre anni il termine di decadenza che il fisco ha per poter accertare la mancanza dei requisiti necessari per poter fruire delle agevolazioni fiscali e richiedere al contribuente il pagamento di quanto risparmiato con in aggiunta la sanzione sopra indicata.

Infine, per ciò che concerne l’esistenza o meno di forniture di energia elettrica o similari al fine della possibilità di richiedere ed ottenere la residenza, questo è problema che attiene ai poteri di verifica del Comune al quale è richiesto il mutamento di residenza. Premesso, che, come evidenziato poco sopra, ciò che è necessario è che si abbia la residenza nel Comune dove è ubicato l’immobile acquistato (e non necessariamente proprio nell’immobile acquistato), in ogni caso la residenza deve comunque sussistere effettivamente nell’immobile in cui si dichiara di averla trasferita. Il Comune, a mezzo dei propri servizi anagrafici, ha il potere di compiere i necessari accertamenti onde verificare l’effettività del trasferimento della residenza richiesta dal cittadino. Solitamente il Comune, ricevuta la richiesta, invia agenti di Polizia municipale o propri addetti nell’immobile in cui si è dichiarato di voler trasferire la propria residenza per accertare che la dichiarazione sia veritiera. In sede di ispezione da parte del Comune, quindi, l’assenza delle forniture dei servizi indispensabili per l’ordinaria vita domestica potrebbe essere di ostacolo alla concessione del trasferimento della residenza (fatte salve la responsabilità per le dichiarazioni mendaci) e, quindi, di conseguenza potrebbe impedire di ottenere uno dei requisiti indispensabili per fruire delle agevolazioni prima casa.

Fonte: LaLeggePerTutti.it